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Fonte: yahoo finance

È ormai ampiamente riconosciuto, anche in ambienti mainstream, che le istituzioni di deposito (le banche) non “prestano” le riserve (base money) che la banca centrale fornisce loro, accrescendo la quantità di moneta privata (broad money) in circolazione attraverso il cosiddetto “moltiplicatore monetario”, ma molto più semplicemente creano depositi, e quindi moneta, nel momento in cui concedono un prestito, attraverso un semplice allargamento del loro stato patrimoniale: cresce l’attivo, e cresce il passivo in egual misura. Solo in un secondo momento esse si preoccupano di ottenere dalla banca centrale le riserve necessarie per coprire i requisiti minimi imposti dal regolatore o i requisiti prudenziali che si autoimpongono a seconda della loro propensione al rischio.

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In questa serie di articoli si offre un’introduzione alla teoria post-keynesiana, una ricca tradizione di ricerca che si sviluppa inizialmente a Cambridge grazie agli allievi di John Maynard Keynes per arricchirsi negli anni dei contributi di numerosi studiosi di tutto il mondo. Nel primo di questi quattro appuntamenti, si delineano sinteticamente le caratteristiche principali del pensiero post-keynesiano.

 

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SCUOLA: MATURI 2012, LA META' SCEGLIE UNIVERSITA'

 

In questo articolo si presenta il testo della relazione tenuta dall’autore ad una conferenza presso l’Università di Padova organizzata dal gruppo Il Sindacato degli Studenti, il giorno 11 maggio 2016.

 

ABSTRACT

La presente relazione vuole mettere in luce le questioni che riguardano la domanda di ripensamento dell’economia degli studenti di Rethinking Economics, parte del network globale International Students Initiative for Pluralism in Economics (ISIPE), in seguito allo scoppio della crisi finanziaria, denunciando l’incoerenza delle teorie presentate nei manuali di testo rispetto alla realtà. Ciò invita a guardare alla richiesta di ripensare l’economia non come un mero capriccio intellettuale, ma come ad una precisa e quanto mai seria necessità storica che non può più rimanere inascoltata. In particolare, questa relazione andrà ad indagare la natura della scienza economica, su cosa l’economia è o non è. Attraverso un breve sguardo storico, andremo a vedere come le teorie economiche sono profondamente influenzate dal contesto storico e dalle problematiche economiche caratterizzanti una data società. Questo approccio al pensiero economico, suggerito da Amiya Kumar Dasgupta, vi aiuterà a capire in che misura la scienza economica è “plurale” al suo interno e i motivi per cui in modo plurale andrebbe insegnata.

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Dal secondo incontro del ciclo di seminari sulle scuole di pensiero economico organizzato da Rethinking Economics Bologna. Il professor Ricottilli ci introdurrà a neo- e post-keynesiani a partire dalle teorie della moneta e dell’investimento classica, neo-classica e keynesiana. Si ringrazia Jan Mazza per quest’articolo.

 

Il professor Ricottilli ha scelto la moneta come punto di partenza. La moneta, per il pensiero classico nulla più che un mezzo di scambio il cui significato giaceva nella traduzione nominale di un’operazione di scambio o di produzione reale, nell’opera keynesiana diventa un fattore fondamentale nella determinazione del risparmio, insieme alla domanda effettiva e al concetto di aspettative cui è indissolubilmente legata. Due idee ben diverse quindi, a partire dalle quali si costruiscono altrettanto diverse teorie degli investimenti. [Read More]

kalecki

 

È possibile creare una macroeconomia alternativa? E fino a che punto l’indagine microeconomica è l’unica veramente valida e realistica? Ragionare sulla piena occupazione, sulle differenze di classe e sul ruolo attivo dello stato  è utopistico e inutile? Infine, tradizioni diverse possono incontrarsi e influenzarsi tra loro nella formulazione di un nuovo approccio economico?

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gold

 

Gli anni del secondo conflitto mondiale furono caratterizzati da un elemento ai più sconosciuto, o ignorato: un via-vai di proposte per riformare il sistema monetario internazionale e la nuova politica commerciale mondiale. I principali economisti dell’epoca, infatti, erano “concordi nel ritenere che tra le cause dell’immane conflitto” vi fossero “le politiche economiche seguite dalle varie Nazioni del mondo”[1] nel periodo fra le due guerre, nonché i loro squilibri economici. Partendo da questi elementi comuni, Stati Uniti e Regno Unito iniziarono a lavorare alle proposte che avrebbero costituito i presupposti della conferenza di Bretton Woods. Questo articolo si propone di presentare i due progetti di riforma del sistema monetario internazionale, analizzando poi le contraddizioni di fondo dei risultati raggiunti dalla conferenza. Partendo dalle sue radici, infatti, risulterà chiaro perché il sistema monetario generato a Bretton Woods abbia fallito.
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college

 

Il giorno prima dell’esame di Storia economica, andai nell’ufficio della mia professoressa con una domanda ben precisa in testa, “Perché non si insegna questa materia agli studenti di Economia?”

 

Dopo una lunga discussione riguardante i benefici di integrare corsi come Storia economica ed Economia della Politica (“Economics of Politics”) nei curriculum economici, la conversazione raggiunse l’apice: dissi alla professoressa che credevo che agli studenti di Economia, non solo a Bath, ma nel resto della Gran Bretagna in generale, non venissero insegnati i differenti punti di vista e le differenti prospettive presenti all’interno della materia stessa. In più, tutto ciò non faceva altro che ostacolare il percorso degli studenti verso una conoscenza critica dell’economia. Quando mi disse che era d’accordo con la maggior parte dei punti da me esposti, le chiesi semplicemente, “Perché non cambiamo il programma di Economia, allora?” La sua risposta fu sconcertante. “Edwin,” mi disse, “io sono d’accordo con te, ma non la maggior parte dei miei colleghi”… [continua su pagina99]