Archivi tag: keynes

SCUOLA: MATURI 2012, LA META' SCEGLIE UNIVERSITA'

 

In questo articolo si presenta il testo della relazione tenuta dall’autore ad una conferenza presso l’Università di Padova organizzata dal gruppo Il Sindacato degli Studenti, il giorno 11 maggio 2016.

 

ABSTRACT

La presente relazione vuole mettere in luce le questioni che riguardano la domanda di ripensamento dell’economia degli studenti di Rethinking Economics, parte del network globale International Students Initiative for Pluralism in Economics (ISIPE), in seguito allo scoppio della crisi finanziaria, denunciando l’incoerenza delle teorie presentate nei manuali di testo rispetto alla realtà. Ciò invita a guardare alla richiesta di ripensare l’economia non come un mero capriccio intellettuale, ma come ad una precisa e quanto mai seria necessità storica che non può più rimanere inascoltata. In particolare, questa relazione andrà ad indagare la natura della scienza economica, su cosa l’economia è o non è. Attraverso un breve sguardo storico, andremo a vedere come le teorie economiche sono profondamente influenzate dal contesto storico e dalle problematiche economiche caratterizzanti una data società. Questo approccio al pensiero economico, suggerito da Amiya Kumar Dasgupta, vi aiuterà a capire in che misura la scienza economica è “plurale” al suo interno e i motivi per cui in modo plurale andrebbe insegnata.

[Read More]

Dal secondo incontro del ciclo di seminari sulle scuole di pensiero economico organizzato da Rethinking Economics Bologna. Il professor Ricottilli ci introdurrà a neo- e post-keynesiani a partire dalle teorie della moneta e dell’investimento classica, neo-classica e keynesiana. Si ringrazia Jan Mazza per quest’articolo.

 

Il professor Ricottilli ha scelto la moneta come punto di partenza. La moneta, per il pensiero classico nulla più che un mezzo di scambio il cui significato giaceva nella traduzione nominale di un’operazione di scambio o di produzione reale, nell’opera keynesiana diventa un fattore fondamentale nella determinazione del risparmio, insieme alla domanda effettiva e al concetto di aspettative cui è indissolubilmente legata. Due idee ben diverse quindi, a partire dalle quali si costruiscono altrettanto diverse teorie degli investimenti. [Read More]

kalecki

 

È possibile creare una macroeconomia alternativa? E fino a che punto l’indagine microeconomica è l’unica veramente valida e realistica? Ragionare sulla piena occupazione, sulle differenze di classe e sul ruolo attivo dello stato  è utopistico e inutile? Infine, tradizioni diverse possono incontrarsi e influenzarsi tra loro nella formulazione di un nuovo approccio economico?

[Read More]

gold

 

Gli anni del secondo conflitto mondiale furono caratterizzati da un elemento ai più sconosciuto, o ignorato: un via-vai di proposte per riformare il sistema monetario internazionale e la nuova politica commerciale mondiale. I principali economisti dell’epoca, infatti, erano “concordi nel ritenere che tra le cause dell’immane conflitto” vi fossero “le politiche economiche seguite dalle varie Nazioni del mondo”[1] nel periodo fra le due guerre, nonché i loro squilibri economici. Partendo da questi elementi comuni, Stati Uniti e Regno Unito iniziarono a lavorare alle proposte che avrebbero costituito i presupposti della conferenza di Bretton Woods. Questo articolo si propone di presentare i due progetti di riforma del sistema monetario internazionale, analizzando poi le contraddizioni di fondo dei risultati raggiunti dalla conferenza. Partendo dalle sue radici, infatti, risulterà chiaro perché il sistema monetario generato a Bretton Woods abbia fallito.
[Read More]

college

 

Il giorno prima dell’esame di Storia economica, andai nell’ufficio della mia professoressa con una domanda ben precisa in testa, “Perché non si insegna questa materia agli studenti di Economia?”

 

Dopo una lunga discussione riguardante i benefici di integrare corsi come Storia economica ed Economia della Politica (“Economics of Politics”) nei curriculum economici, la conversazione raggiunse l’apice: dissi alla professoressa che credevo che agli studenti di Economia, non solo a Bath, ma nel resto della Gran Bretagna in generale, non venissero insegnati i differenti punti di vista e le differenti prospettive presenti all’interno della materia stessa. In più, tutto ciò non faceva altro che ostacolare il percorso degli studenti verso una conoscenza critica dell’economia. Quando mi disse che era d’accordo con la maggior parte dei punti da me esposti, le chiesi semplicemente, “Perché non cambiamo il programma di Economia, allora?” La sua risposta fu sconcertante. “Edwin,” mi disse, “io sono d’accordo con te, ma non la maggior parte dei miei colleghi”… [continua su pagina99]

 

uni

 

Per leggere lo stesso articolo, in italiano, clicca qui

 

On the day before my Economic History exam, I went to my lecturer’s office with one question in mind: ‘Why is this subject not being taught to Economics students?’ After a long discussion on the benefits of integrating courses such as Economic History and Economics of Politics into the Economics degree, the conversation reached its climax. I told my lecturer that I believed economics students, not only in Bath but in the rest of the UK generally, were not being taught different views and perspectives within the subject. This, as I told her, hinders their development of a well-rounded and critical understanding of economics. After I saw her agreeing on most point I made, I simply asked: ‘Then why is the economics programme not being changed?’ Her answer was disconcerting: “Edwin, I agree with you, but unfortunately most of my colleagues don’t.” [Read More]

pdp

 

Capita che anche Topolino dia lezioni di economia. È successo nel 1992, quando il settimanale pubblicò una storia chiamata Zio Paperone e la valanga dei BOP.

 

La storia, prima di tutto. Il comune paperopolese (che per semplicità si assume come un’economia chiusa) si trova in una situazione di forte dissesto finanziario. Urgono opere pubbliche, ma le casse comunali, tanto per cambiare, sono vuote. I paperopolesi non spendono i loro soldi, preferendo tenerli nascosti, sotto il materasso, in cassaforte, dietro il ritratto della suocera, in attesa di “tempi migliori”.
[Read More]