Archivi categoria: Insegnamento e accademia

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In questa serie di articoli si offre un’introduzione alla teoria post-keynesiana, una ricca tradizione di ricerca che si sviluppa inizialmente a Cambridge grazie agli allievi di John Maynard Keynes per arricchirsi negli anni dei contributi di numerosi studiosi di tutto il mondo. Nel primo di questi quattro appuntamenti, si delineano sinteticamente le caratteristiche principali del pensiero post-keynesiano.

 

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Recentemente noi studenti di Rethinking Economics – associazione studentesca che mira innanzitutto a rendere plurale l’insegnamento dell’economia nelle università– abbiamo dedicato la nostra attenzione anche all’ambito della ricerca in economia e, più in particolare, alla valutazione della qualità della ricerca condotta dall’ANVUR (Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca). Anche qui, come nella didattica, è emerso un quadro preoccupante riguardo ai rapporti di forza tra teoria dominante e teorie alternative; a nostro avviso, è fondamentale agire anche su questo livello, sia per la sua importanza specifica sia per gli inevitabili effetti sulla formazione dei futuri professori e dunque, in ultima istanza, sull’insegnamento.

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L’appello di Rethinking Economics e di ISIPE a portare il pluralismo nell’insegnamento dell’economia non è andato a vuoto. Siamo lieti di constatare che l’entusiasmo con cui gli studenti – italiani e non – hanno aderito al nostro manifesto e diffuso i principi di Rethinking Economics, abbia segnato concretamente il modo in cui viene insegnata l’economia in alcune istituzioni. L’intervento pubblicato qui sotto è del dr Ivano Cardinale, che ci ha parlato del nuovo BA in Economics del Goldsmiths, uno tra i primi percorsi undergraduate che -in linea coi principi di Rethinking Economics- si pone di offrire un approccio pluralista all’insegnamento dell’Economia. Con questo post, Rethinking Economics Italia e i suoi membri non hanno intenzione di promuovere né Goldsmith né il suo corso, ma di porsi come spazio aperto di discussione sull’insegnamento pluralista dell’economia. Consideriamo l’esperienza personale del dr. Cardinale fondamentale a questo fine, così come quelle degli altri docenti (e non) intenzionati a raccontare sul nostro blog la loro idea di pluralismo e come hanno avuto occasione di tradurla in realtà.

 

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macro

 

Il modello di Anti – Blanchard di Emiliano Brancaccio

 

Analizziamo ora questi ultimi due punti su cui fa perno l’analisi critica nell’Anti-Blanchard.

Innanzitutto, per l’analisi di un’economia, è bene chiedersi cosa accada quando l’AD non è decrescente ed il perché di tale possibilità. Brancaccio spiega perfettamente che questa situazione si verifica per il possibile manifestarsi, secondo i fautori dell’economia critica, di tre motivazioni tutte volte a rompere il vincolo causale tra la riduzione dei prezzi (ed il conseguente aumento delle scorte monetarie nelle mani degli operatori) e l’aumento degli investimenti e della domanda aggregata.

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macro

 

 

Introduzione

 

Nel corso della storia, pochi manuali di economia hanno avuto tanto successo e diffusione negli ambienti universitari come Macroeconomics – tra gli altri si annovera Economics di Paul Samuelson e William Nordhaus, apparso nella sua prima edizione nel 1948. Il suo autore, Olivier Blanchard, è uno tra gli economisti più noti ed influenti sul panorama accademico mondiale; di origine francese, professore al MIT di Boston, Blanchard è stato fondatore e, fino poco tempo fa, direttore del centro di ricerca presso il Fondo Monetario Internazionale (FMI). La prima versione del suo manuale risale al 1996; in Italia, da oltre un decennio viene pubblicato dalla casa editrice il Mulino, con la collaborazione di Alessia Amighini e Francesco Giavazzi.

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book
Introduzione

Rethinking Economics si pone come obiettivo il ripensamento dell’insegnamento dell’economia nelle università di tutto il mondo. Eppure uno tra i sistemi di educazione superiore considerato tra i migliori e che vanta affiliazione con 45 premi Nobel dell’economia potrebbe arrivare a crollare sotto il suo stesso peso.

 

Il sistema educativo degli Stati Uniti si divide essenzialmente in due parti: “education” (o K-12) e “higher education”. Dopo aver completato la scuola superiore, i giovani americani possono decidere se lanciarsi direttamente nel mondo del lavoro o se affinare i loro interessi e abilità, andando a frequentare una “vocational school” o un college. La prima darà loro un “associate degree”, mentre il college, dopo quattro (in alcuni casi due, ma sono rari) anni rilascerà un attestato, il “bachelor’s degree”, di fatti equivalente alla nostra laurea triennale. Al termine del quarto anno si potrà decidere se continuare gli studi specializzandosi in una certa area, fino ad arrivare al post-doc. [Read More]

college

 

Il giorno prima dell’esame di Storia economica, andai nell’ufficio della mia professoressa con una domanda ben precisa in testa, “Perché non si insegna questa materia agli studenti di Economia?”

 

Dopo una lunga discussione riguardante i benefici di integrare corsi come Storia economica ed Economia della Politica (“Economics of Politics”) nei curriculum economici, la conversazione raggiunse l’apice: dissi alla professoressa che credevo che agli studenti di Economia, non solo a Bath, ma nel resto della Gran Bretagna in generale, non venissero insegnati i differenti punti di vista e le differenti prospettive presenti all’interno della materia stessa. In più, tutto ciò non faceva altro che ostacolare il percorso degli studenti verso una conoscenza critica dell’economia. Quando mi disse che era d’accordo con la maggior parte dei punti da me esposti, le chiesi semplicemente, “Perché non cambiamo il programma di Economia, allora?” La sua risposta fu sconcertante. “Edwin,” mi disse, “io sono d’accordo con te, ma non la maggior parte dei miei colleghi”… [continua su pagina99]

 

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Per leggere lo stesso articolo, in italiano, clicca qui

 

On the day before my Economic History exam, I went to my lecturer’s office with one question in mind: ‘Why is this subject not being taught to Economics students?’ After a long discussion on the benefits of integrating courses such as Economic History and Economics of Politics into the Economics degree, the conversation reached its climax. I told my lecturer that I believed economics students, not only in Bath but in the rest of the UK generally, were not being taught different views and perspectives within the subject. This, as I told her, hinders their development of a well-rounded and critical understanding of economics. After I saw her agreeing on most point I made, I simply asked: ‘Then why is the economics programme not being changed?’ Her answer was disconcerting: “Edwin, I agree with you, but unfortunately most of my colleagues don’t.” [Read More]