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Già dalla sua esortazione nell’Evangelii gaudiumPapa Francesco critica aspramente «un’economia dell’esclusione e dell’inequità», un’economia che «uccide» (EG n. 53), e solleva una questione morale e non per porre mano direttamente ad una riforma dell’attuale sistema finanziario dal punto di vista strutturale e tecnico. Non è infatti compito specifico della Chiesa proporre una simile riforma, semmai della politica e dello stesso mondo economico. Forse per questo lo scorso maggio ha inviato una lettera ad economisti di tutto il mondo, «vi scrivo per invitarvi ad un’iniziativa che ho tanto desiderato: un evento che mi permetta di incontrare chi oggi si sta formando e sta iniziando a studiare e praticare una economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda. Un evento che ci aiuti a stare insieme e conoscerci, e ci conduca a fare un ‘patto‘ per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani». La lettera che Papa Francesco ha inviato per costruire una nuova economia rappresenta un passo molto importante per cercare di generare un vero cambiamento.

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Recentemente noi studenti di Rethinking Economics – associazione studentesca che mira innanzitutto a rendere plurale l’insegnamento dell’economia nelle università– abbiamo dedicato la nostra attenzione anche all’ambito della ricerca in economia e, più in particolare, alla valutazione della qualità della ricerca condotta dall’ANVUR (Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca). Anche qui, come nella didattica, è emerso un quadro preoccupante riguardo ai rapporti di forza tra teoria dominante e teorie alternative; a nostro avviso, è fondamentale agire anche su questo livello, sia per la sua importanza specifica sia per gli inevitabili effetti sulla formazione dei futuri professori e dunque, in ultima istanza, sull’insegnamento.

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Introduzione

Rethinking Economics si pone come obiettivo il ripensamento dell’insegnamento dell’economia nelle università di tutto il mondo. Eppure uno tra i sistemi di educazione superiore considerato tra i migliori e che vanta affiliazione con 45 premi Nobel dell’economia potrebbe arrivare a crollare sotto il suo stesso peso.

 

Il sistema educativo degli Stati Uniti si divide essenzialmente in due parti: “education” (o K-12) e “higher education”. Dopo aver completato la scuola superiore, i giovani americani possono decidere se lanciarsi direttamente nel mondo del lavoro o se affinare i loro interessi e abilità, andando a frequentare una “vocational school” o un college. La prima darà loro un “associate degree”, mentre il college, dopo quattro (in alcuni casi due, ma sono rari) anni rilascerà un attestato, il “bachelor’s degree”, di fatti equivalente alla nostra laurea triennale. Al termine del quarto anno si potrà decidere se continuare gli studi specializzandosi in una certa area, fino ad arrivare al post-doc. [Read More]