Tutti gli articoli di Roberta Terranova

Recentemente noi studenti di Rethinking Economics – associazione studentesca che mira innanzitutto a rendere plurale l’insegnamento dell’economia nelle università– abbiamo dedicato la nostra attenzione anche all’ambito della ricerca in economia e, più in particolare, alla valutazione della qualità della ricerca condotta dall’ANVUR (Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca). Anche qui, come nella didattica, è emerso un quadro preoccupante riguardo ai rapporti di forza tra teoria dominante e teorie alternative; a nostro avviso, è fondamentale agire anche su questo livello, sia per la sua importanza specifica sia per gli inevitabili effetti sulla formazione dei futuri professori e dunque, in ultima istanza, sull’insegnamento.

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Negli anni Sessanta si sviluppò tra alcuni economisti[1] un interessante dibattito che vedeva le due Cambridge – UK e USA – schierate su posizioni contrapposte. Da una parte, nella Cambridge inglese, c’era, tra gli altri, Piero Sraffa, uno studioso di economia alla corte di Lord Keynes, che con la pubblicazione della sua opera Produzione di merci a mezzo di merci. Premesse a una critica della teoria economica (1960) muoveva una serie di potenti critiche alle fondamenta della teoria marginalista. A rispondere da oltreoceano, invece, c’erano Paul Samuelson e altri esponenti della teoria neoclassica[2] che assunsero posizioni e atteggiamenti diversi nei confronti delle acute critiche ricevute da Sraffa.

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