Negli anni Sessanta si sviluppò tra alcuni economisti[1] un interessante dibattito che vedeva le due Cambridge – UK e USA – schierate su posizioni contrapposte. Da una parte, nella Cambridge inglese, c’era, tra gli altri, Piero Sraffa, uno studioso di economia alla corte di Lord Keynes, che con la pubblicazione della sua opera Produzione di merci a mezzo di merci. Premesse a una critica della teoria economica (1960) muoveva una serie di potenti critiche alle fondamenta della teoria marginalista. A rispondere da oltreoceano, invece, c’erano Paul Samuelson e altri esponenti della teoria neoclassica[2] che assunsero posizioni e atteggiamenti diversi nei confronti delle acute critiche ricevute da Sraffa.

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Introduction

On 24 April 2013, the Financial Times published a short article written by Yves Mersch, a member of the European Central Bank’s (ECB) Executive Board. The title of the article, “Europe’s ills cannot be healed by monetary innovation alone”, can be interpreted either as a cry for help, or as a veiled threat coming from the ECB itself. How so? One needs to look at the context first: the institutional framework of the European Union’s (EU) economic governance was under duress on several fronts at the time. The two pillars on which Economic and Monetary Union (EMU) as created with the 1992 Maastricht Treaty was based, the monetary pillar, controlled by the ECB, and the fiscal pillar, with numerical fiscal rules to ensure national budgetary discipline, were proving both unsuccessful and insufficient for crisis management. In 2012 alone, the year before the article was written, Greece agreed to a second rescue package for €130bn; Spain formally requested financial assistance for up to €100bn to rescue its banking sector and implemented a €65bn austerity package; finally, Cyprus, too, asked for assistance, due to its large exposure to the neighbouring Greek economy. It was becoming increasingly clear that countering the crisis effectively required a concerted effort. It was also understandable to think that the two pillars alone were not enough to sustain the EU’s economic architecture.

 

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SCUOLA: MATURI 2012, LA META' SCEGLIE UNIVERSITA'

 

In questo articolo si presenta il testo della relazione tenuta dall’autore ad una conferenza presso l’Università di Padova organizzata dal gruppo Il Sindacato degli Studenti, il giorno 11 maggio 2016.

 

ABSTRACT

La presente relazione vuole mettere in luce le questioni che riguardano la domanda di ripensamento dell’economia degli studenti di Rethinking Economics, parte del network globale International Students Initiative for Pluralism in Economics (ISIPE), in seguito allo scoppio della crisi finanziaria, denunciando l’incoerenza delle teorie presentate nei manuali di testo rispetto alla realtà. Ciò invita a guardare alla richiesta di ripensare l’economia non come un mero capriccio intellettuale, ma come ad una precisa e quanto mai seria necessità storica che non può più rimanere inascoltata. In particolare, questa relazione andrà ad indagare la natura della scienza economica, su cosa l’economia è o non è. Attraverso un breve sguardo storico, andremo a vedere come le teorie economiche sono profondamente influenzate dal contesto storico e dalle problematiche economiche caratterizzanti una data società. Questo approccio al pensiero economico, suggerito da Amiya Kumar Dasgupta, vi aiuterà a capire in che misura la scienza economica è “plurale” al suo interno e i motivi per cui in modo plurale andrebbe insegnata.

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Dal quarto ed ultimo incontro del ciclo di seminari sulle scuole di pensiero economico organizzato da Rethinking Economics Bologna. Matteo Corsini, uno dei maggiori studiosi italiani della teoria austriaca, ce ne descrive la visione dell’economia, dello stato e delle banche. Si ringraziano Federica Meluzzi e Giacomo Rubbini per questo articolo.

 

La teoria austriaca, ci spiega Matteo Corsini, prende le mosse da un interrogativo fondamentale riguardo all’individuo: come può egli sopravvivere?

Innanzitutto è necessario che si procuri qualcosa che gli consenta di sostentarsi; l’individuo inizia quindi producendo ciò di cui ha bisogno, dando origine a una primitiva economia di sussistenza in cui si produce esclusivamente ciò che si consuma.

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Dal terzo incontro del ciclo di seminari sulle scuole di pensiero economico organizzato da Rethinking Economics Bologna. Il professor Gattei ci descrive la visione marxista dell’economia, dalle intuizioni di Marx al dibattito successivo. Si ringrazia Cristina Re per questo articolo.

 

Per introdurci a Marx il professor Gattei parte da due considerazioni riguardanti l’economia moderna ed il profitto capitalistico.

 

1) L’economia odierna è mercantile, monetaria e capitalista: mercantile perché viviamo in un sistema di mercato, composto da una fitta rete di scambi, e monetaria perché la maggior parte di questi scambi avviene tra merci (A e B) di valore equivalente (M= MB) con la moneta come controparte (D = MB). L’ultima qualificazione dell’economia odierna è quella più problematica: in un’economia capitalista, il denaro non viene più utilizzato per acquistare le merci ma i lavoratori; più precisamente la loro forza-lavoro, ovvero la capacità dei lavoratori, provvisti di adeguati mezzi di produzione, di produrre qualsiasi merce (D = FL).

 

2) Le merci prodotte in un processo di produzione capitalistico sono proprietà del capitalista, il quale le vende e le converte in denaro; l’esito di questo processo è il profitto capitalistico ( Π ). Si tratta della formula della circolazione capitalistica di Marx: con il denaro si compra forza-lavoro, con cui si realizza un processo di produzione il cui esito è nuovamente denaro (D –> FL –> M –> D’). Affinché questo processo sia stabile si deve produrre più denaro di quanto necessario ad avviarlo, ovvero generare un profitto positivo ( D’ – D = Π > 0 ); tuttavia, può entrare in crisi se la forza-lavoro non è sufficientemente ampia o produttiva, o se non si riesce a riconvertire la produzione in denaro.

 

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