SCUOLA: MATURI 2012, LA META' SCEGLIE UNIVERSITA'

 

In questo articolo si presenta il testo della relazione tenuta dall’autore ad una conferenza presso l’Università di Padova organizzata dal gruppo Il Sindacato degli Studenti, il giorno 11 maggio 2016.

 

ABSTRACT

La presente relazione vuole mettere in luce le questioni che riguardano la domanda di ripensamento dell’economia degli studenti di Rethinking Economics, parte del network globale International Students Initiative for Pluralism in Economics (ISIPE), in seguito allo scoppio della crisi finanziaria, denunciando l’incoerenza delle teorie presentate nei manuali di testo rispetto alla realtà. Ciò invita a guardare alla richiesta di ripensare l’economia non come un mero capriccio intellettuale, ma come ad una precisa e quanto mai seria necessità storica che non può più rimanere inascoltata. In particolare, questa relazione andrà ad indagare la natura della scienza economica, su cosa l’economia è o non è. Attraverso un breve sguardo storico, andremo a vedere come le teorie economiche sono profondamente influenzate dal contesto storico e dalle problematiche economiche caratterizzanti una data società. Questo approccio al pensiero economico, suggerito da Amiya Kumar Dasgupta, vi aiuterà a capire in che misura la scienza economica è “plurale” al suo interno e i motivi per cui in modo plurale andrebbe insegnata.

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Dal quarto ed ultimo incontro del ciclo di seminari sulle scuole di pensiero economico organizzato da Rethinking Economics Bologna. Matteo Corsini, uno dei maggiori studiosi italiani della teoria austriaca, ce ne descrive la visione dell’economia, dello stato e delle banche. Si ringraziano Federica Meluzzi e Giacomo Rubbini per questo articolo.

 

La teoria austriaca, ci spiega Matteo Corsini, prende le mosse da un interrogativo fondamentale riguardo all’individuo: come può egli sopravvivere?

Innanzitutto è necessario che si procuri qualcosa che gli consenta di sostentarsi; l’individuo inizia quindi producendo ciò di cui ha bisogno, dando origine a una primitiva economia di sussistenza in cui si produce esclusivamente ciò che si consuma.

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Dal terzo incontro del ciclo di seminari sulle scuole di pensiero economico organizzato da Rethinking Economics Bologna. Il professor Gattei ci descrive la visione marxista dell’economia, dalle intuizioni di Marx al dibattito successivo. Si ringrazia Cristina Re per questo articolo.

 

Per introdurci a Marx il professor Gattei parte da due considerazioni riguardanti l’economia moderna ed il profitto capitalistico.

 

1) L’economia odierna è mercantile, monetaria e capitalista: mercantile perché viviamo in un sistema di mercato, composto da una fitta rete di scambi, e monetaria perché la maggior parte di questi scambi avviene tra merci (A e B) di valore equivalente (M= MB) con la moneta come controparte (D = MB). L’ultima qualificazione dell’economia odierna è quella più problematica: in un’economia capitalista, il denaro non viene più utilizzato per acquistare le merci ma i lavoratori; più precisamente la loro forza-lavoro, ovvero la capacità dei lavoratori, provvisti di adeguati mezzi di produzione, di produrre qualsiasi merce (D = FL).

 

2) Le merci prodotte in un processo di produzione capitalistico sono proprietà del capitalista, il quale le vende e le converte in denaro; l’esito di questo processo è il profitto capitalistico ( Π ). Si tratta della formula della circolazione capitalistica di Marx: con il denaro si compra forza-lavoro, con cui si realizza un processo di produzione il cui esito è nuovamente denaro (D –> FL –> M –> D’). Affinché questo processo sia stabile si deve produrre più denaro di quanto necessario ad avviarlo, ovvero generare un profitto positivo ( D’ – D = Π > 0 ); tuttavia, può entrare in crisi se la forza-lavoro non è sufficientemente ampia o produttiva, o se non si riesce a riconvertire la produzione in denaro.

 

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Dal secondo incontro del ciclo di seminari sulle scuole di pensiero economico organizzato da Rethinking Economics Bologna. Il professor Ricottilli ci introdurrà a neo- e post-keynesiani a partire dalle teorie della moneta e dell’investimento classica, neo-classica e keynesiana. Si ringrazia Jan Mazza per quest’articolo.

 

Il professor Ricottilli ha scelto la moneta come punto di partenza. La moneta, per il pensiero classico nulla più che un mezzo di scambio il cui significato giaceva nella traduzione nominale di un’operazione di scambio o di produzione reale, nell’opera keynesiana diventa un fattore fondamentale nella determinazione del risparmio, insieme alla domanda effettiva e al concetto di aspettative cui è indissolubilmente legata. Due idee ben diverse quindi, a partire dalle quali si costruiscono altrettanto diverse teorie degli investimenti. [Read More]

Potrà sembrare sorprendente, ma talvolta andare al cinema si rivela più utile che studiare su un manuale mainstream di macroeconomia. Come risaputo, il recente crollo finanziario ha portato ad un riesame della professione economica. In diverse parti del mondo è nata una serie di movimenti studenteschi che manifestano la loro insoddisfazione per il modo in cui l’economia è insegnata. Anziché basarsi su un dogmatismo neoclassico, tali gruppi rivendicano un approccio più pluralista all’insegnamento. Quello che denunciano, infatti, è l’incapacità della teoria mainstream di fornire loro quegli strumenti necessari al fine di comprendere adeguatamente il sistema economico che caratterizza la società odierna. Chiamare un amico e chiedergli di andare al cinema, quindi, a volte può essere più utile che leggere i soliti manuali.

 

Una buona occasione è stata offerta dal film “La grande scommessa”, uscito a fine 2015 e diretto da Adam McKay. Il film racconta la vita di diversi finanzieri americani che hanno previsto e tratto profitto dallo scoppio della bolla nel mercato immobiliare americano, che in ultima analisi ha condotto al dissesto finanziario del 2007-8. Il film, in particolare, pone in luce in maniera accurata, ma allo stesso tempo brillante, le pratiche illecite messe in atto dalle banche d’affari, dagli hedge fund e dalle agenzie di rating.

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