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Dal quarto ed ultimo incontro del ciclo di seminari sulle scuole di pensiero economico organizzato da Rethinking Economics Bologna. Matteo Corsini, uno dei maggiori studiosi italiani della teoria austriaca, ce ne descrive la visione dell’economia, dello stato e delle banche. Si ringraziano Federica Meluzzi e Giacomo Rubbini per questo articolo.

 

La teoria austriaca, ci spiega Matteo Corsini, prende le mosse da un interrogativo fondamentale riguardo all’individuo: come può egli sopravvivere?

Innanzitutto è necessario che si procuri qualcosa che gli consenta di sostentarsi; l’individuo inizia quindi producendo ciò di cui ha bisogno, dando origine a una primitiva economia di sussistenza in cui si produce esclusivamente ciò che si consuma.

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Le radici economiche della più popolare delle criptovalute vengono spesso individuate nel pensiero della scuola austriaca. È vero che l’ideologia del Bitcoin presenta evidenti affinità con questa scuola: ci basti pensare alla comune avversione ai governi e alle banche centrali, al giudizio negativo riguardo gli effetti dell’inflazione, al libertarianesimo che fa da sfondo ad entrambe le concezioni. È anche vero, però, che Bitcoin e scuola austriaca, nonostante le apparenze, non possono dirsi del tutto compatibili. [Read More]

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Se c’è un aspetto che da sempre ha caratterizzato l’economia del Bitcoin, questo è la forte tendenza deflazionistica, programmata nella valuta stessa. Questa è una tendenza fisiologica: i miner offrono la loro potenza computazionale per convalidare le transazioni del network -racchiuse all’interno di blocchi-, e sono ricompensati con nuovi Bitcoin in cambio del loro servizio. Questo è l’unico modo in cui nuovi Bitcoin vengono immessi in circolazione: il sistema è interamente decentralizzato e non esistono banche centrali. Convalidare le transazioni diventa progressivamente più difficile e, perché i miner siano incentivati a dedicare risorse sempre più elevate per continuare questo indispensabile processo, è necessario che il Bitcoin continui ad apprezzarsi. L’analogia tra il miner e il cercatore d’oro -metallist analogy (Maurer, Nelms & Swartz)- è voluta: come un metallo prezioso, infatti, il Bitcoin è una risorsa finita -non più di 21mln di BTC verrano mai emessi- che diventa sempre più scarsa -il pay-out per ogni blocco risolto si riduce con il tempo. [Read More]