Archivi tag: scienze sociali

Recentemente noi studenti di Rethinking Economics – associazione studentesca che mira innanzitutto a rendere plurale l’insegnamento dell’economia nelle università– abbiamo dedicato la nostra attenzione anche all’ambito della ricerca in economia e, più in particolare, alla valutazione della qualità della ricerca condotta dall’ANVUR (Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca). Anche qui, come nella didattica, è emerso un quadro preoccupante riguardo ai rapporti di forza tra teoria dominante e teorie alternative; a nostro avviso, è fondamentale agire anche su questo livello, sia per la sua importanza specifica sia per gli inevitabili effetti sulla formazione dei futuri professori e dunque, in ultima istanza, sull’insegnamento.

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Il 17 settembre di vent’anni fa si spegneva uno dei massimi filosofi del XX secolo, Karl Popper.
Epistemologo, logico, filosofo politico, storico, Popper ha incarnato meglio di chiunque altro la figura dello scienziato sociale che riesce a prendere elementi dai più disparati ambiti per tentare di risolvere i problemi che gli si presentavano di fronte. Questo perché, diceva, “non siamo studiosi di certe materie, bensì di problemi”. Nella sua visione le discipline non esistono e i problemi trascendono i confini di qualsiasi materia.

 

La ricerca, per Popper, non ha, né deve avere fine. Non è la certezza che dobbiamo perseguire, ma la verità. E a questa si può giungere solo attraverso la libera discussione critica che ci permette di individuare e sviscerare gli errori e affrontare efficacemente i problemi. L’errore, quindi, non è un peccato, quanto una semplice felix culpa. Per Popper esso fa parte del metodo scientifico del trial-and-error, per cui i problemi vengono risolti attraverso tentativi di spiegazione apportati da nuove teorie sempre più accurate, nate dall’analisi critica delle fallacie presenti nelle versioni precedenti.

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