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Recentemente noi studenti di Rethinking Economics – associazione studentesca che mira innanzitutto a rendere plurale l’insegnamento dell’economia nelle università– abbiamo dedicato la nostra attenzione anche all’ambito della ricerca in economia e, più in particolare, alla valutazione della qualità della ricerca condotta dall’ANVUR (Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca). Anche qui, come nella didattica, è emerso un quadro preoccupante riguardo ai rapporti di forza tra teoria dominante e teorie alternative; a nostro avviso, è fondamentale agire anche su questo livello, sia per la sua importanza specifica sia per gli inevitabili effetti sulla formazione dei futuri professori e dunque, in ultima istanza, sull’insegnamento.

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cartamoneta

 

 

Teoria nominalista della moneta-credito. Valore astratto, credito e Stato

 

Nel senso pieno del termine [la moneta] può esistere soltanto in relazione alla moneta di conto. 

Keynes, 1930

 

Le radici della teoria nominalista della moneta risiedono nei contributi teorici degli economisti inglesi del XVII e XVIII secolo, della scuola storica tedesca e della teoria statale della moneta del XIX secolo. Venendo ai tempi più recenti, un notevole influenza sulla concezione eterodossa della moneta è arrivata dalle teorie keynesiane, circuitiste e neocartaliste del XX secolo.

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Potrà sembrare sorprendente, ma talvolta andare al cinema si rivela più utile che studiare su un manuale mainstream di macroeconomia. Come risaputo, il recente crollo finanziario ha portato ad un riesame della professione economica. In diverse parti del mondo è nata una serie di movimenti studenteschi che manifestano la loro insoddisfazione per il modo in cui l’economia è insegnata. Anziché basarsi su un dogmatismo neoclassico, tali gruppi rivendicano un approccio più pluralista all’insegnamento. Quello che denunciano, infatti, è l’incapacità della teoria mainstream di fornire loro quegli strumenti necessari al fine di comprendere adeguatamente il sistema economico che caratterizza la società odierna. Chiamare un amico e chiedergli di andare al cinema, quindi, a volte può essere più utile che leggere i soliti manuali.

 

Una buona occasione è stata offerta dal film “La grande scommessa”, uscito a fine 2015 e diretto da Adam McKay. Il film racconta la vita di diversi finanzieri americani che hanno previsto e tratto profitto dallo scoppio della bolla nel mercato immobiliare americano, che in ultima analisi ha condotto al dissesto finanziario del 2007-8. Il film, in particolare, pone in luce in maniera accurata, ma allo stesso tempo brillante, le pratiche illecite messe in atto dalle banche d’affari, dagli hedge fund e dalle agenzie di rating.

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La settimana scorsa è uscito un articolo sul blog del Bocconiano Liberale dal titolo “Post-Crash, la Matematica non è un reato”. Nel post si critica il report pubblicato dai nostri colleghi della Post-Crash Economics Society dell’università di Manchester sui corsi di economia del loro ateneo. Sebbene il focus del documento sia ristretto alla realtà locale degli studenti inglesi, la conclusione a cui giunge è quella condivisa da Rethinking Economics (non a caso la Post-Crash è subentrata in RE recentemente): bisogna riformare l’insegnamento dell’economia dato che oggi è dominato dalla scuola neoclassica, senza alcuno spazio per le altre correnti di pensiero… [continua su pagina99]

L’International Student Initiative for Pluralism in Economics (ISIPE) terrà dal 18 al 21 settembre 2014 a Tübingen il primo meeting internazionale di studenti di economia presso il Global Ethic Institute dell’università di Tübingen stessa. L’ISIPE, di cui si è molto discusso per il manifesto pubblicato il 5 maggio di quest’anno, unisce 60 network studenteschi da oltre trenta paesi. “Ci aspettiamo più di 40 delegati da tutto il mondo per discutere come possiamo cambiare i corsi universitari di economia”, spiega Gustav Theile, studente di economia e organizzatore dell’evento. “Tra i nostri obiettivi per questo incontro c’è anche la creazione di un’istituzione che dia una struttura al movimento nato in maggio”… [continua su pagina 99]

euro

 

La moneta unica è al centro di numerose polemiche alla luce della recente crisi economica e finanziaria e dalle politiche economiche che poco hanno fatto, secondo l’opinione di alcuni, per contrastarla.

 

Tuttavia, dobbiamo sgombrare il campo da fraintendimenti e malintesi, sempre nel rispetto dell’opinione di tutti e nella consapevolezza che non esiste una Verità, ma che insieme si può contribuire ad avvicinarsi a una migliore comprensione degli eventi.

 

L’articolo “La favola dell’euro” mette in risalto dei punti piuttosto interessanti, cari a chi sostiene politiche economiche di tipo keynesiano, recenti in questo periodo di ciclo economico negativo. Questo articolo di risposta non si propone di criticare l’impostazione keynesiana, dato che anche l’autore di questa risposta è d’accordo su una politica economica più proattiva e anticiclica in fase di crisi, ma suggerisce alcune precisazioni di tipo economico e politico. [Read More]

Se si considera l’economia della scienza come il rapporto che si instaura tra la professione economica e la ricerca scientifica, allora si può dire che esistono almeno tre motivi per cui la scienza ha catturato l’attenzione degli economisti. Anzitutto la scienza è fonte di crescita. In secondo luogo, la ricerca scientifica ha le proprietà di bene pubblico – gli economisti sono interessati a capire perché i sistemi economici competitivi sono incapaci di produrre beni pubblici in modo efficiente. Infine, la natura pubblica della ricerca e gli inerenti spill-over sono fondamentali nella costruzione del modello di crescita endogena sviluppato da Paul Romer.

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