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Fonte: yahoo finance

È ormai ampiamente riconosciuto, anche in ambienti mainstream, che le istituzioni di deposito (le banche) non “prestano” le riserve (base money) che la banca centrale fornisce loro, accrescendo la quantità di moneta privata (broad money) in circolazione attraverso il cosiddetto “moltiplicatore monetario”, ma molto più semplicemente creano depositi, e quindi moneta, nel momento in cui concedono un prestito, attraverso un semplice allargamento del loro stato patrimoniale: cresce l’attivo, e cresce il passivo in egual misura. Solo in un secondo momento esse si preoccupano di ottenere dalla banca centrale le riserve necessarie per coprire i requisiti minimi imposti dal regolatore o i requisiti prudenziali che si autoimpongono a seconda della loro propensione al rischio.

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Già dalla sua esortazione nell’Evangelii gaudiumPapa Francesco critica aspramente «un’economia dell’esclusione e dell’inequità», un’economia che «uccide» (EG n. 53), e solleva una questione morale e non per porre mano direttamente ad una riforma dell’attuale sistema finanziario dal punto di vista strutturale e tecnico. Non è infatti compito specifico della Chiesa proporre una simile riforma, semmai della politica e dello stesso mondo economico. Forse per questo lo scorso maggio ha inviato una lettera ad economisti di tutto il mondo, «vi scrivo per invitarvi ad un’iniziativa che ho tanto desiderato: un evento che mi permetta di incontrare chi oggi si sta formando e sta iniziando a studiare e praticare una economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda. Un evento che ci aiuti a stare insieme e conoscerci, e ci conduca a fare un ‘patto‘ per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani». La lettera che Papa Francesco ha inviato per costruire una nuova economia rappresenta un passo molto importante per cercare di generare un vero cambiamento.

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cartamoneta

 

 

Teoria nominalista della moneta-credito. Valore astratto, credito e Stato

 

Nel senso pieno del termine [la moneta] può esistere soltanto in relazione alla moneta di conto. 

Keynes, 1930

 

Le radici della teoria nominalista della moneta risiedono nei contributi teorici degli economisti inglesi del XVII e XVIII secolo, della scuola storica tedesca e della teoria statale della moneta del XIX secolo. Venendo ai tempi più recenti, un notevole influenza sulla concezione eterodossa della moneta è arrivata dalle teorie keynesiane, circuitiste e neocartaliste del XX secolo.

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moneta

 

 

Recentemente è stato pubblicato in Italia un libro che approfondisce un tema, la moneta, troppo spesso oggetto di confusione in ambito sia accademico che mediatico. Si tratta di La natura della moneta, scritto nel 2004 dal sociologo di Cambridge Geoffrey Ingham e tradotto e pubblicato nel maggio 2016 da Fazi Editore.

 

L’importanza dell’argomento in questione e i problemi relativi alla sua trattazione sono da molti riconosciuti; ad esempio, Pavlina Tcherneva, Associate Professor di economia al Bard College di New York, sostiene che «poche istituzioni sono importanti per il benessere umano come l’istituzione della moneta. Ancora meno sono ancora tanto grossolanamente fraintese» (Tcherneva, 2016).

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euro

 

La moneta unica è al centro di numerose polemiche alla luce della recente crisi economica e finanziaria e dalle politiche economiche che poco hanno fatto, secondo l’opinione di alcuni, per contrastarla.

 

Tuttavia, dobbiamo sgombrare il campo da fraintendimenti e malintesi, sempre nel rispetto dell’opinione di tutti e nella consapevolezza che non esiste una Verità, ma che insieme si può contribuire ad avvicinarsi a una migliore comprensione degli eventi.

 

L’articolo “La favola dell’euro” mette in risalto dei punti piuttosto interessanti, cari a chi sostiene politiche economiche di tipo keynesiano, recenti in questo periodo di ciclo economico negativo. Questo articolo di risposta non si propone di criticare l’impostazione keynesiana, dato che anche l’autore di questa risposta è d’accordo su una politica economica più proattiva e anticiclica in fase di crisi, ma suggerisce alcune precisazioni di tipo economico e politico. [Read More]