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In un articolo di Lacetera e Macis si sosteneva che il pensiero unico in economia fosse una “favola” priva di fondamento. Ecco perché questo non è vero, a partire dall’insegnamento

 

Qualche settimana fa è stato pubblicato su pagina99 un articolo dal titolo “La favola del pensiero unico in economia”, in cui si cercava di smentire l’idea contenuta nel nostro manifesto che l’insegnamento dell’economia sia dominato da un “pensiero unico”, conosciuto a livello internazionale anche come mainstream. Il fulcro nella critica dei due autori di questo post sta nel fatto che negli ultimi 30 anni la disciplina  è  stata “caratterizzata da intensi dibattiti tra posizioni diverse, spesso radicalmente opposte”, anche nelle università più prestigiose del mondo. Insomma, l’idea di fondo è che un dibattito tra economisti effettivamente abbia avuto luogo -e lo ha ancora oggi- e pertanto la critica contenuta nel manifesto studentesco per il pluralismo nell’economia “è a dir poco affrettata”. Nel post qui presente cercheremo di  dimostrare come tali critiche siano fuorvianti e imprecise… [continua su pagina99]

Stiamo ricevendo numerose richieste di adesione al manifesto. La cosa ci fa ovviamente piacere e ancor più ci dispiace di non aver inserito un procedimento chiaro all’interno di questo sito.

Dunque, d’ora in poi, chi volesse vedere la propria firma pubblicata nella lista in coda al nostro manifesto potrà procedere in questo modo:

  • Inviate un messaggio con il proprio nome completo, università di appartenenza – per gli studenti, possibilmente aggiungendo il corso di studi seguito, mentre per i docenti le discipline insegnate o una breve presentazione – e qualche altro segno di riconoscimento (ad esempio, il vostro account facebook) all’indirizzo rethink.econ.ita@gmail.com.
    Saranno accettate anche richieste inviate ai nostri indirizzi (li trovate nella sezione about)
  • Registrate la vostra adesione sul sito dell’iniziativa internazionale, www.isipe.net, nella sezione “Support Us”. Basta compilare un modulo.

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Manifesto.

 

A Global Student Call for Pluralism in Economics

 

Negli ultimi sette anni, con gli effetti della crisi finanziaria sotto gli occhi di tutti, un’altra crisi economica, con implicazioni profonde per tutti noi, è passata quasi inosservata: la crisi teorica dell’economia e del suo stesso insegnamento. La stagnazione dell’offerta didattica e di una pedagogia ridotta e riduttiva dura ormai da decenni, nonostante ripetuti sforzi, da parte degli studenti, volti a cambiare questa situazione. Ora, nel pieno della crisi finanziaria globale, tali iniziative studentesche hanno trovato nuova linfa ed una rinnovata energia in diversi paesi tra cui Argentina, Austria, Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Francia, Germania, India, Inghilterra, Israele, Italia, Nuova Zelanda, Scozia e Stati Uniti. [Read More]

 

Nel libro Nudge! La spinta gentile Richard H. Thaler (School of Business, Chicago University) e Cass R. Sunstein (Harvard Law School) sostengono l’idea di paternalismo libertario. Questo concetto prevede la salvaguardia della libertà degli individui di fare come credono, di “essere liberi di scegliere” parafrasando Milton Friedman, ma con l’aiuto dei cosiddetti architetti delle scelte, ovvero di coloro che sono in grado di influenzare le scelte degli individui. Il concetto di paternalismo libertario prevede quindi l’influenza degli architetti delle scelte mirata però non al loro profitto, ma a favore del miglioramento delle vite degli individui. Thaler e Sunstein si considerano paternalisti in quanto ritengono lecito “influenzare i comportamenti degli individui al fine di rendere le loro vite più lunghe, sane e migliori”.

 

Gli autori partono dall’individuazione dei difetti degli esseri umani, che si distinguono dagli Econi (homo oeconomicus), sono la razionalità limitata, l’incapacità di autocontrollo di fronte alla tentazione, e le influenze sociali, spesso irrealistiche.In questo brano intendo riprendere la teoria dei pungoli contenuti in Nudge! per fornirne un esempio tratto da una mia esperienza reale che trovo originale e divertente, e quindi d’aiuto per comprendere la natura del paternalismo libertario. Ho chiamato questo esempio, con un po’ di ironia, il sistema del sushi sudafricano.
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Ho letto in questi giorni l’ultimo libro di Eugenio Scalfari, L’amore, la sfida, il destino, in cui l’autore a un certo punto declina le diverse accezioni di amore andando da Catullo a Montaigne, da Werther a Foscolo, dall’amore-passione all’amore-amicizia, e così via, fino a darne una sua personale definizione. L’amore, dice, è desiderio. Dell’altro, di un corpo, dell’anima, del potere. L’amore può anche essere verso se stessi, un amore narcisistico che, consapevolmente o meno, ha necessariamente a che fare col potere. Narcisismo è potere, dunque. Un potere oggi espresso soprattutto dal paradigma economico vincente.

 

Noah Smith, nel suo blog riprende un dibattito, quello tra neo-classici e neo-keynesiani, cominciato negli anni Settanta e giunto fino a noi in varie declinazioni e attraverso la voce di diversi economisti. [Read More]

 

L’ultima voce del dibattito che abbiamo riportato su questo blog viene proprio dall’Italia. L’economista Francesco Saraceno scrive sul suo blog che effettivamente Krugman ha ragione quando sostiene che i libri di testo siano (quasi) sufficienti a comprendere la crisi odierna e implementare le politiche necessarie a correggerla. Il punto controverso è però cosa intendiamo con “analisi dei libri di testo”.  Krugman fa riferimento ai modelli basati sull’IS-LM. Ma questi sono gradualmente scomparsi dai curricula delle lauree magistrali perché considerati troppo approssimativi.

 

Lo stesso Saraceno a suo tempo studiò su questi modelli, che insegna tutt’oggi in Italia, servendosene anche per discutere tematiche inerenti alla crisi. Eppure questi erano assenti durante i suoi studi alla Columbia. Nessun elemento macroeconomico appreso negli studi magistrali, per quanto intellettualmente stimolante, gli fornì una visione chiara della crisi. Semplicemente non ce n’era bisogno.

 

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Il dibattito sull’economia mainstream continua sul blog “The Conscience of a Liberal” del premio Nobel per l’economia Paul Krugman, che pubblica un post dal titolo “The Trouble With Economics Is Economists”, ovvero: il problema dell’economia sta negli economisti.

 

Krugman, in linea con Wren-Lewis, trova iniquo accusare i libri di testo dello scoppio della crisi o di una insufficiente reazione ad essa in termini contenutistici. La “mania” per la deregolamentazione finanziaria non trova la sua origine nell’analisi economica standard (o mainstream, che dir si voglia). Le misure di deregolamentazione adottate negli ultimi anni infatti andavano contro il modello canonico Diamond-Dybvig, elaborato per prevenire le crisi bancarie.

 

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Lo spunto dato da Aditya Chakrabortty con l’articolo di cui abbiamo parlato ha acceso un interessante dibattito virtuale tra economisti di alto calibro.

 

Tutto parte dalla posizione di Simon Wren-Lewis, professore a Oxford, che dal suo blog Mainly Macro non si fa problemi a definire “silly” l’idea che l’economia mainstream sia per forza collegata a una visione di stampo liberista. Certo, l’economia mainstream è spesso usata per supportare le tesi liberiste, ma nel suo ambito vi sono anche diverse analisi ed idee che potrebbero confutare le stesse.

 

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