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Quello che il Bocconiano Liberale non capisce

1 dicembre 2014 -

L’ideologia del Bocconiano Liberale è la vera causa della sua avversione per la Post-Crash Economics Society, che sta cercando di promuovere un dibattito democratico e pluralista tra i diversi approcci economici.

La settimana scorsa è uscito un articolo sul blog del Bocconiano liberale dal titolo “Post-Crash, la Matematica non è un reato”. Nel post si critica il report pubblicato dai nostri colleghi della Post-Crash Economics Society dell’università di Manchester sui corsi di economia del loro ateneo. Sebbene il focus del documento sia ristretto alla realtà locale degli studenti inglesi, la conclusione a cui giunge è quella condivisa da Rethinking Economics (non a caso la Post-Crash è subentrata in RE recentemente): bisogna riformare l’insegnamento dell’economia dato che oggi è dominato dalla scuola neoclassica, senza alcuno spazio per le altre correnti di pensiero.

 

I metodi quantitativi sono scientifici, quelli qualitativi no. Falso!

 

Ho ritenuto fosse necessario scrivere una risposta al Bocconiano Liberale (d’ora in poi “BL” per il bene della mia tastiera), perché sembra avere le idee un po’ confuse su un paio di cose. Prima di tutto, l’autore sembra non avere ben chiara la distinzione tra approccio qualitativo e quantitativo (cosa che mi convince ancora di più della necessità di un corso di metodologia delle scienze sociali anche per gli studenti di economia). Nell’articolo, infatti, vengono prima elencate le diverse materie che Rethinking e la Post-Crash si propongono di introdurre nei corsi di economia (cito l’articolo in questione: “storia dell’economia, storia del pensiero economico, storia generale, etica, politica”) per poi dire che “è altresì comprensibile che giovani studenti come me si sentano preparati ad eseguire solamente analisi quantitative, senza la possibilità di dare giudizi di valore o cercare di capire cosa è ‘giusto’ o ‘sbagliato’ (virgolette del Bocconiano)”. Ecco, io ora vorrei capire da quando in qua la storia dell’economia ci spiega cosa è giusto e cosa è sbagliato. Qui la generalizzazione del BL tocca livelli altissimi, andando a confondere il concetto stesso di istruzione con quello di inculcamento ideologico. Penso che per questo non ci sia bisogno di ulteriori spiegazioni: ridurre l’insegnamento della storia, della filosofia, dell’etica e della politica a delle semplici chiacchierate da bar in cui si esprime la propria opinione senza alcuna base scientifica (pensiero sintetizzato in questa massima dell’autore: “Ci aspettiamo professori che ci dicano che il monopolio è cattivo perché sottrae benessere alla società? Io no, preferisco scoprirlo da solo se il monopolio è un ‘bene’ o un ‘male’”). Mi rincuora quindi spiegare che anche l’approccio qualitativo è un metodo scientifico, e non meno di quello quantitativo. Tra le altre cose, se vogliamo dirla tutta, approccio qualitativo non significa nemmeno assenza di matematica, come sostiene il BL. Mahoney e Goertz (2006) hanno scritto un paper che mette a confronto i due approcci e guarda un po’ cosa emerge dalla tabella riassuntiva (tratta da “A Tale of Two Cultures: Contrasting Quantitative and Qualitative Research”, p. 229)

Quantitative and Qualitative Research

 

Post-Crash vuole eliminare la matematica. Falso!

 

Ecco, mi sa che dopo questa il nostro autore dovrà ripensare il titolo mistificatorio (volutamente?) “Post-Crash, la matematica non è un reato!”. Inoltre, non è ben chiaro dove la Post-Crash, Rethinking Economics, o l’ISIPE (il network internazionale di cui entrambi i gruppi sono parte) si schierino contro i metodi quantitativi. Nel manifesto dell’ISIPE infatti è scritto chiaramente che “non si vuole sottostimare la necessità del rigore analitico-matematico e quantitativo-statistico. Ma troppo spesso gli studenti acquisiscono acriticamente le suddette competenze “tecniche” evitando le più elementari riflessioni epistemologiche: come e perché tali strumenti vadano utilizzati, la neutralità delle assunzioni e l’applicabilità dei risultati. Inoltre, esistono importanti aspetti economici impossibili da indagare esclusivamente per mezzo dell’approccio quantitativo”.

 

L’economia è una scienza sociale. Appunto!

 

In secondo luogo, il BL pare non avere chiaro il significato di “scienza sociale”. Infatti, come egli spiega, “l’economia è una scienza sociale, ed è ben diversa dalle discipline che si occupano di fare valutazioni qualitative, come la filosofia ad esempio”. Non contento della semplice spiegazione, ci dimostra come le scienze sociali siano diverse dalla filosofia con un esempio tratto dalla fisica meccanica: “durante la lezione di meccanica, dopo aver risolto il problema di due macchine che viaggiano a duecento chilometri orari una verso l’altra, lo studente non si chiede se la collisione tra i due corpi sia un fatto buono o cattivo, è semplicemente un fatto”. Esatto, l’avete capito da soli. Per spiegare che l’economia è una scienza sociale porta l’esempio di una scienza naturale, la fisica meccanica. Vediamo la definizione di Wikipedia di scienza sociale: “le scienze sociali o scienze umane sono quelle discipline che studiano l’uomo e la società, in particolare l’origine e lo sviluppo delle società umane, le istituzioni, le relazioni sociali e i fondamenti della vita sociale, in contrapposizione alle scienze matematiche fisiche e naturali, alle scienze ingegneristiche e alle scienze mediche” (un altra analogia di BL è per l’appunto quella dell’economista come l’ingegnere che studia i gas perfetti). Tuttavia, l’economia secondo il BL, è fatta di leggi imperiture come quelle della fisica o della chimica. Così come ogni volta che lasci un corpo questo cade per la legge di gravità, ogni volta che elimini le tariffe aprendo il tuo stato al commercio internazionale vi saranno nuove tecnologie che faranno crescere il tuo Pil. No, aspetta però il tuo paese potrebbe essere sanzionato da altri perché  ritenuto non democratico. Esternalità. Ovvero? Qualcosa che non può essere spiegato dal modello -fatto di formule matematiche, come spiega bene il nostro collega- perché esterno ad esso. Peccato che poi certe teorie vengano applicate alla realtà, che non è fatta di persone (o agenti) razionali che rispondono agli stimoli esterni sempre allo stesso modo (tra l’altro, dire che gli agenti sono razionali, per quanto giusto o sbagliato che sia, è un’assunzione, e in quanto tale non dimostrata matematicamente all’interno del modello). Ah, a proposito di assunzioni: assumere che pluralismo teorico significa ancora una volta eliminare l’approccio quantitativo a favore di quello qualitativo è una cavolata enorme (non me ne voglia Pagina99 per avere usato il termine “cavolata”). Ci sono infatti diversi articoli accademici Post-Keynesiani che adottano un approccio puramente quantitativo (vedi Steve Keen). Tanto per chiudere anche questo paragrafo date un’occhiata a questo documento del Ministero dell’Istruzione in cui vengono elencate le diverse scienze sociali: assieme a scienze economiche ci sono anche scienze della comunicazione, scienze politiche e scienze sociologiche, per citarne alcune.

 

L’ideologia del Bocconiano Liberale

 

Insomma le cose da citare sarebbero tante, ma preferisco non farvi divertire troppo. Ricapitolando, l’ISIPE (che comprende la Post-Crash e Rethinking Economics) non si propone di sopprimere l’approccio quantitativo nell’economia. Al contrario, vuole promuovere un approccio più pluralista, che vada oltre il semplice insegnamento della teoria neoclassica. Questa, infatti, è basata su degli assunti che sono dimostrati empiricamente tramite approcci sia quantitativi che qualitativi. Tuttavia, non è l’unica a godere di questa solidità. Per questo noi studenti dell’ISIPE vogliamo che vi sia un’apertura dell’insegnamento verso altri approcci teorici, atri approcci metodologici e altre discipline sociali ed umanistiche, senza le quali l’economia non può fare a meno, e viceversa. Penso inoltre, e questo mi è sembrato sempre più chiaro leggendo l’articolo del BL, che l’autore sappia benissimo quanto l’economia, come le altre scienze sociali, sia influenzata da qualcosa di assolutamente non scientifico come le ideologie. È chiaro fin dalla descrizione che egli da di se stesso nel sito alla voce “Chi siamo”: “Siamo pur sempre ” economisti” e preferiamo minimizzarli, i costi.  Perciò siamo consapevolmente ideologici e osserviamo divertiti i sacerdoti dell’Indipendenza che ci oppongono quella che è solo un’altra ideologia, mascherata da un alone di obiettività assoluta”. Insomma, è chiaro che il Bocconiano Liberale (si’, ora lo scrivo per intero) abbia scritto quell’articolo non per difendere la “purezza” della scienza economica, ma per salvaguardare l’egemonia della sua ideologia nell’insegnamento dell’economia in maniera mascherata. E c’è riuscito piuttosto male.
Citazione conclusiva:

 

Henry Waxman: You had an ideology… and this is your statement: “I do have an ideology, my judgement is that free competitive markets are by far the unrivaled way to organize economies”.

 

Alan Greenspan: Remember… what an ideology is… [it] is a conceptual framework with the way people deal with reality. Everyone has one… Yes, I found a flaw… in the model that I perceived… how the world works…

 

Henry Waxman: In other words, you found that your view of the world, your ideology was not right.

 

Alan Greenspan: Precisely. That’s precisely the reason I was shocked.

 

Nicolò Fraccaroli è fondatore di Rethinking Economics Italia, il network italiano di Rethinking Economics e dell’International Student Initiative for Pluralism in Economics.

 

Pubblicato originariamente su pagina99.it