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Già dalla sua esortazione nell’Evangelii gaudiumPapa Francesco critica aspramente «un’economia dell’esclusione e dell’inequità», un’economia che «uccide» (EG n. 53), e solleva una questione morale e non per porre mano direttamente ad una riforma dell’attuale sistema finanziario dal punto di vista strutturale e tecnico. Non è infatti compito specifico della Chiesa proporre una simile riforma, semmai della politica e dello stesso mondo economico. Forse per questo lo scorso maggio ha inviato una lettera ad economisti di tutto il mondo, «vi scrivo per invitarvi ad un’iniziativa che ho tanto desiderato: un evento che mi permetta di incontrare chi oggi si sta formando e sta iniziando a studiare e praticare una economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda. Un evento che ci aiuti a stare insieme e conoscerci, e ci conduca a fare un ‘patto‘ per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani». La lettera che Papa Francesco ha inviato per costruire una nuova economia rappresenta un passo molto importante per cercare di generare un vero cambiamento.

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euro

 

La moneta unica è al centro di numerose polemiche alla luce della recente crisi economica e finanziaria e dalle politiche economiche che poco hanno fatto, secondo l’opinione di alcuni, per contrastarla.

 

Tuttavia, dobbiamo sgombrare il campo da fraintendimenti e malintesi, sempre nel rispetto dell’opinione di tutti e nella consapevolezza che non esiste una Verità, ma che insieme si può contribuire ad avvicinarsi a una migliore comprensione degli eventi.

 

L’articolo “La favola dell’euro” mette in risalto dei punti piuttosto interessanti, cari a chi sostiene politiche economiche di tipo keynesiano, recenti in questo periodo di ciclo economico negativo. Questo articolo di risposta non si propone di criticare l’impostazione keynesiana, dato che anche l’autore di questa risposta è d’accordo su una politica economica più proattiva e anticiclica in fase di crisi, ma suggerisce alcune precisazioni di tipo economico e politico. [Read More]

 

Il più grande partito di centrodestra francese, l’UMP (Union pour un mouvement populaire), fu ridotto al bicefalismo dopo che la sconfitta di Nicolas Sarkozy alle presidenziali nel 2012 non ha saputo far sovrastare uno dei due aspiranti successori – Jean-François Copé e François Fillon – sull’altro. Il 18 dicembre, nonostante i travagli dovuti alle diverse correnti interne, è riuscito a porre una sorte di armistizio che prende la forma di un programma economico in stato di necessità. Un punto d’accordo per entrambi i contendenti, “una fiamma” per dirla come Copé, a cui ha partecipato con entusiasmo anche il compagno di partito Fillon.

Il documento s’intitola “Misure d’urgenza per raddrizzare la Francia” e parte dalla constatazione di tre indicatori catastrofici, ciò che c’è appunto da raddrizzare: il tasso di disoccupazione (10.9%), il deficit commerciale di 67.2 miliardi di euro e infine il prelievo fiscale, pari al 46.5% del Pil, 9 punti percentuali in più di quello tedesco.

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